Scheda quesito
- Nickame:
- simone27
- Data:
- 05/06/2018
- Quesito:
- entilissimi Dottori e Utenti del Forum,
con la presente sono a chiedervi delucidazioni in merito ad un fatto avvenuto oggi. Premetto che sono infermiere e presto particolare attenzione a qualsiasi dettaglio, a maggior ragione nel mio lavoro.
In sostanza mi sono recato presso un laboratorio analisi privato per eseguire esami ematici di routine. Ho subito notato che l'infermiere adibito ai prelievi non sostituiva i guanti che indossava tra un pz e l'altro, e per non essere scortese, ho evitato di farlo presente. Una volta eseguito il prelievo, uscito dal laboratorio, ho notato che il cerotto con il quale mi aveva fissato il batuffolo di cotone era sporco in vari punti (per lo meno due) di materiale rossastro (verosimilmente sangue) sulla parte adesiva. Ho quindi deciso di rimuovere il tutto. Durante la rimozione, ho notato che anche il batuffolo di cotone applicato al mio punto di prelievo, presentava un'altra traccia di colore rosso vivo) vicino alla zona sporca di mio sangue (più scuro, venuto a contatto col disinfettante) del mio prelievo. A questo punto dedotto che l'infermiere in questione avesse i guanti sporchi di sangue (verosimilmente a livello delle dita) e abbia contaminato, nell'ordine, prima il batuffolo e poi il cerotto (tant'è vero che le macchie erano tutte di dimensioni simili): nella malaugurata ipotesi che così fosse, esiste un rischio di contagio nel momento in cui il sangue presente sul batuffolo fosse venuto a contatto con il punto di inserzione dell'ago sul mio braccio una volta rimosso?
Alla luce dei miei studi, risulta essere contatto indiretto, ma il fatto che possa essere venuto a contatto con una soluzione di continuo appena creata (foro di ingresso dell'ago) mi ha messo non poca agitazione, soprattutto a tutela della persona che frequento.
Colgo l'occasione per chiedere anche l'eventuale rischio di contaminazione HCV (anche se so essere non pertinente al forum).
Inoltre, volendo ragionare per estremi, prevalentemente in merito a quello che si definisce "contatto indiretto" (concetto che per me è sempre stato molto annoso, e non ho mai avuto modo di dirimere in modo univoco, nemmeno ai tempi della mia tesi di laurea) e calando il concetto all'evento di cui sopra, se l'infermiere dei prelievi avesse, come dedotto prima, i guanti sporchi di sangue, e che nello scappucciare il butterfly l'avesse contaminato, nel praticarmi il prelievo con l'ago contaminato, il rischio sarebbe comunque nullo in virtù del contatto indiretto che vi è alla base?!
Ribadisco che sto ragionando per estremi, ma volevo capire una volta per tutte se il concetto di contatto indiretto è universalmente valido a prescindere dal tipo di esposizione.
PS: volendo estremizzare ulteriormente (non voletemi male, ma per natura sono portato ad analizzare tutto in modo molto meticoloso), ed ammesso che il batuffolo fosse già precedentemente contaminato (molto verosimile, vista la macchia presente quando me lo sono levato), sfregandolo sulla mia pelle prima del prelievo, e verosimilmente spargendo il virus sulla cute, la successiva penetrazione dell'ago esporrebbe a contagio in virtù di vettore, o rimaniamo sempre nell'ambito del contatto indiretto?!
PPS: se invece la macchia di sangue sul batuffolo si fosse creata perché appoggiato sul tavolo prelievi sporco di gocce di sangue (che francamente non ho notato), e non a causa delle dita dell'operatore, cambierebbe qualcosa in termini di contagiosità?
So perfettamente che con i se e con i ma si va poco lontano, ma non riesco davvero a fare a meno di passare in rassegna tutte le ipotesi possibili... mi vien da dire che mi si stia slatentizzando un DOC da contaminazione che francamente non ho mai avuto (vedi anche il lavoro che faccio!), ma davvero la cosa che più mi preoccupa, che non mi farebbe vivere e non mi perdonerei mai sarebbe l'ipotesi di mettere a repentaglio la salute del mio partner (riguardasse solo me, probabilmente non avrei fatto tutte queste considerazioni, mi conosco e ne sono sicuro). Scusate lo sfogo psicologico, ma credo e spero che qui ci si possa lasciare andare a queste esternazioni, sperando di trovare dall'altra parte un orecchio teso! Grazie anticipatamente!
- Risposta di :
- Buongiorno,
Abbiamo letto con attenzione l'episodio che ci ha descritto in maniera precisa e dettagliata. Comprendiamo la sua motivata preoccupazione, anche in virtù di un potenziale rischio per il partner.
Cercheremo di rispondere per punti alle sue domande.
1 Il contatto che ci descrive rientra (sia per quanto riguarda il cerotto che il batuffolo di cotone) nella definizione di contatto indiretto, come lei stesso scrive, e perciò non suscettibile di trasmissione. Oltre a ciò, è necessario considerare il fattore tempo (ovvero la rapida inattivazione del virus al di fuori del corpo umano, che avviene nel giro di pochi secondi), il substrato (ovvero un materiale per sua natura assorbente e poco propenso a rilasciare le sostanze assorbite, per lo più imbibito di disinfettante) e la modalità di contatto fra le parti. Quest'ultima è particolarmente rilevante, in quanto la trasmissione per contatto con il sangue può avvenire soltanto in caso di puntura d'ago o lama (ciò nel caso sia il tagliente ad essere contaminato, e ad inoculare eventuale liquido biologico infetto direttamente sottocute) o in caso di contatto fra una vera e propria ferita e significative quantità di sangue (ovvero evidenti ad occhio nudo).
2 Quanto appena scritto risponde perciò anche alla sua seconda domanda: una contaminazione dell'ago da parte del sanitario appare estremamente improbabile e inverosimile. Il contatto con la punta dell'ago è infrequente e la quantità di sangue necessaria a contaminare il tagliente avrebbe dovuto importante e quindi facilmente visibile durante le procedure di preparazione del butterfly.
3 Lo sfregamento del batuffolo sulla cute e la successiva puntura d'ago si presentano come una dinamica di contaminazione statisticamente assai remota.
4 Nel caso in cui il batuffolo fosse entrato a contatto con sangue presente sul tavolo, ciò renderebbe il rischio di trasmissione virtualmente assente, in considerazione della rapida inattivazione del virus sulle superfici dell'ambiente esterno.
Concludendo, ci sentiamo perciò di rassicurarla in merito all'episodio che ci ha riportato. Speriamo di averle risposto, per quanto possibile con lo strumento del counselling via web, in modo esaustivo e di averla aiutata a superare i suoi dubbi. Comprendiamo bene però, umanamente ed essendo professionisti della salute, che una sensibilità giustamente molto marcata (e indubbiamente cosciente) del rischio possano rendere difficile superare l'episodio sulla base della sola rassicurazione, pur scientificamente motivata. Nel caso avesse ulteriori domande, la invitiamo a scriverci nuovamente e/o ad eseguire il test Hiv con la massima serenità, per fugare qualsiasi dubbio.
Cordiali saluti,
F Dalla Porta
Prof. Giovanni Guaraldi