Scheda quesito
- Nickame:
- acrobata
- Data:
- 03/02/2007
- Quesito:
- Gentilissimo Dr. Guaraldi, gentilissima dr. ssa Ciaffi,
questa mia vi giunge, in primo luogo, per ringraziarvi della vostra immensa disponibilita' e della vostra grandissima pazienza.
Least but not last, per evidenziare l'importanza di un servizio qual e' quello fornito da www.helpaids.it.
Dunque, in seconda battuta, vi vengo ad esporre i miei dubbi e le mie perplessita'.
Cio' che invade i miei pensieri, sino a raggiungere i limiti della pratica invalidante sul posto di lavoro e in quegli esigui rapporti con le altre persone, e' quella maledetta questione delle pellicine sanguinanti.
Vado sempre con la mente alla sera dell'undici novembre dell'anno passato e ogni volta che mi si presenta un taglietto, una escoriazione, una abrasione sulle dita della mano, penso: "ecco, questo e' il tipo di lesione che quella sera le mie dita esibivano".
Mi sono convinto, come ho avuto modo di scrivere, nella giornata di ieri, alla gentile dottoressa Ciaffi, che sul pollice destro avevo una pellicina che si era creata (non ricordo bene una ventina di minuti prima che io andassi dalla ragazza)immediatamente al di la' del bordo dell'unghia del pollice destro. In corrispondenza dell'archetto bianco che si presenta alla base del corpo dell'unghia. Tale pellicina e' quella che si provoca strusciando con l'unghia del medio e dell'indice della stessa mano destra sulla pelle del pollice. Si alza un sottile "straterello" di pelle , e a valle di questa pratica si provoca un leggero sanguinamento, e si intravede sotto, come dire, della carne viva.
Dunque. Questo insieme di meccanismi ricade nella categoria "pellicine sanguinanti"?
Questo tipo di domanda e' un interrogativo che mi ha fatto temere per le mie facolta' mentali.
Un contatto di siffatto straterello con annesso sanguinamento con cute o asciugamani (peraltro non usato da nessuno per tutto il quarto d'ora che io sono stato nella stanza; mi sono asciugato prima io le mani dopo averle lavate e poi dopo averle asciugate-avendo sentito dell'umido sul tessuto dell'asciugamani- le ho lavate ancora un'altra volta) sporchi di liquidi biologici potenzialmente infetti (sangue, sperma, secreto vaginale) ricade in contatti per cui non e' indicata l'esecuzione di alcun test?
Sono arrivato persino a simulare sul mio corpo la palpazione dei seni e delle natiche per comprendere se l'ubicazione della "pellicina" sul pollice fosse potuta venire in contatto con la pelle della donna, oppure ripeto l'atto di asciugarmi le mani per capire l'entita' del contatto di questa pellicina con il tessuto del telo potenzialmente imbratatto di liquidi biologici (sangue, sperma, secreto vaginale)
potenzialmente infetti.
Mi rendo conto di aver bisogno di un a aiuto psicologico, ma stando, per il momento in Germania, non so proprio a chi rivolgermi. L'unico supporto che sto avendo l'ho trovato nei colloqui telefonici con mio fratello (e nelle vostre pronte risposte), il quale conoscendo me e la mia natura di ipocondriaco cerca ogni sera di farmi capire che ho avuto le risposte che cercavo e di lasciarmi questa storia alle spalle. Ma non so. Sara' forse il momento di solitudine che sto vivendo, con contatti sociali ridotti al lumicino e che si concretizzano nelle sole e mere relazioni lavorative
all'istituto di ricerca dove svolgo il mio periodo di post-dottorato. Non lo so. In passato, cinque anni fa, mi fu diagnosticata una sindrome ansioso-depressiva che mi fu detto di curare con compresse di Xanax e iniezioni di Samir400. Non vorrei ricadere in questa "trappola".
Va bene. La smetto. Grazie per avere a scoltato il mio sfogo virtuale.
Vi voglio bene e vi abbraccio.
- Risposta di risponditore non trovato:
- Gentile Acrobata,
la risposta a questa sua richiesta le giunge tempo dopo averla formulata. Non sappiamo quindi, se ancora si trova in questo stato psicologico.
Pur ribadendole quanto le pellicine di cui scrive non vadano considerate porta d'accesso al virus, ci rendiamo conto che non è sufficiente perchè lei possa tranquillizzarsi.
Scrive di rendersi conto del bisogno di affrontare le sue ansie con uno psicologo, ma al momento ne è impedito per il soggiorno all'estero. La invitiamo comunque, quanto prima, a chiedere un aiuto psicoterapeutico, non solo farmacologico, che le consenta di approfindire le dinamiche del suo malessere, allo scopo di stare meglio.
Saluti.
dr.ssa C.Galli